Libro di self-improvement che ha venduto oltre 15 milioni di copie. Come suggerisce il titolo, l’autore (Robin Sharma) sostiene che il primo passo per migliorare la propria vita e raggiungere i propri obiettivi sia svegliarsi ogni mattino alle cinque e illustra una serie di routine e metodi per supportare questa abitudine.
Mi sento di consigliarlo?
Direi di no.
Alcuni passaggi contengono suggerimenti a mio avviso molto validi, ma per finirlo mi sono un po’ costretto ad andare avanti: la storia che fa da collante ai vari insegnamenti non mi è sembrata particolarmente entusiasmante.
Andando oltre, dopo i primi cinque minuti (o cinque giorni) di eccitazione dove questa sembra la soluzione a tutte le nostre frustrazioni, mi sono chiesto: ma una persona media, diciamo che lavora in ufficio dalle 9 alle 18 e che magari come me ha quasi un’ora di tragitto casa-ufficio (portando così l’impegno quotidiano per il lavoro a circa 11 ore, dalle 8 alle 19), ha speranze di intraprendere con successo questo percorso?
No.
O meglio, no se vogliamo conservare la nostra sanità mentale!
The 5AM Club per una persona normale
Il primo ostacolo?
L’autore ci dice di alzarci alle cinque del mattino, ma allo stesso tempo sostiene come un buon sonno sia indispensabile: almeno sette ore e mezzo per notte.
Rapido calcolo?
Dovremmo essere a letto alle nove e trenta (signor Sharma, se può venire a spiegare a mio figlio di quattro mesi che entro le nove si va a letto, grazie).
Inoltre, per migliorare la qualità del sonno, ci dice di spegnere qualsiasi dispositivo elettronico almeno un’ora prima di coricarci (chiediamo a un figlio adolescente di spegnere la TV alle otto?).
Quindi, ricapitoliamo: torniamo a casa alle 19, un’ora per la cena, mezz’ora di televisione e poi luci spente e si medita fino a ora di andare a letto.
Ah no, un’ora al giorno va dedicata all’autoformazione: quindi tra le 19 e le 20:30 dobbiamo anche trovare tempo ed energie per lo studio.
Tutto questo per prepararsi al rituale mattutino: sveglia alle ore cinque (o anche un po’ prima) e via con la nostra “golden hour”: in sequenza attività fisica molto intensa fino alle cinque e trenta, meditazione, programmazione della giornata.
Dopodiché pronti per partire alla grande.
Nel frattempo nostro figlio di sei anni prenderà l’auto da solo per andare a scuola e il cane imparerà ad utilizzare il gabinetto per i bisogni.
Ci sarebbe una lunga lista di altre cose insostenibili, ma ad essere onesto ci sono anche alcuni spunti positivi che possono aiutarci sul serio.
Cosa possiamo portarci a casa?
Avevo già notato in passato che un’abitudine che molti di noi hanno e crea un enorme stress è quella di alzarsi all’ultimo minuto, prepararci in tutta fretta e andare al lavoro. Suona la sveglia e il nostro primo pensiero è: “Che palle il lavoro!”.
Se così non fosse… beh, vi invidio.
Alla lunga, odiamo sia il lavoro che la sveglia.
Proviamo a rilassare i tempi e prendiamoci del tempo per noi, troviamo un’attività che ci piaccia e inseriamola nella nostra routine mattutina: camminiamo, leggiamo un libro, sediamoci in giardino ad osservare le colline, qualsiasi cosa ci faccia star bene.
E non serve anticipare la sveglia di due ore, anche dieci minuti possono fare una differenza enorme.
Un altro tema: fare sport la mattina.
Penso sia un ottimo modo per iniziare la giornata: per la scienza l’attività fisica produce dopamina (che ci provoca piacere), quindi in qualche modo il nostro cervello associa lo svegliarsi a una sensazione piacevole.
Restando più terra terra, l’attività fisica ci sgombra la mente e ci libera dallo stress. Anche qui nessun limite di tempo, ho provato diverse formule negli anni e in tutti i casi ho trovato grandi benefici: un giro di un paio d’ore in bici, un’ora in palestra, venti minuti di esercizi a corpo libero, semplici piegamenti sulle braccia.
Tutto ciò iniziando la mia giornata in ufficio tra le otto e le nove.
La parola chiave è: sostenibilità.
La nostra scelta non deve pesarci (non ha senso correre una maratona la prima mattina e poi lasciar perdere per un mese intero!).
Inoltre, se anche durante la giornata ci capitasse un qualsiasi imprevisto, la nostra attività fisica sarebbe già stata archiviata e saremmo nel complesso più costanti, a tutto vantaggio della nostra salute.
Un ultimo suggerimento che mi sento di citare: non cerchiamo di fare tutto!
Quante volte abbiamo mille progetti per la testa, buoni propositi e idee che tentiamo di portare avanti contemporaneamente per poi abbandonare tutto senza risultati concreti?
Solitamente dopo le vacanze, quando la vita regolare ricomincia, siamo carichi ed elettrizzati, abbiamo stilato la nostra lista di cose da fare a partire da settembre: perdere dieci chili, correre dieci chilometri al giorno, imparare a suonare il pianoforte e cambiare lavoro.
Gradualmente ogni progetto perde lo slancio iniziale fino alle vacanze del prossimo anno, dove ripartiamo con una nuova lista.
Quest’anno proviamo diversamente?
Prepariamo la nostra lista, poi però mettiamo anche un numerino vicino a ogni riga a indicare quanto quel proposito per noi sia importante.
Quest’anno ci sarà spazio soltanto per il numero uno della lista. Puntare le energie su un unico obiettivo, visualizzarlo chiaramente e ignorare il resto aumenterà sensibilmente le nostre probabilità di avere successo.
Essere sempre connessi ci sottopone costantemente a stimoli e distrazioni di cui spesso non abbiamo bisogno, ma che altrettanto spesso ci sembrano così allettanti! Cerchiamo di ignorare tutto: se anche lasciamo cinque minuti soltanto a ciascuna di queste distrazioni, il nostro tempo e le nostre energie finiranno per essere dilapidate senza aver nulla in cambio: “Impegnati non significa produttivi!”
Restiamo focalizzati sul nostro obiettivo (non ci perdiamo nulla!) e poi a intervalli regolari analizziamo se i nostri sforzi siano ancora diretti nella giusta direzione o se siano necessarie delle correzioni.
Posso garantire che otterremo qualcosa? Assolutamente no, però è certo che inseguire tutto e tutto insieme fallisce, perché non provare a cambiare?







Lascia un commento